Calcolatore di interesse composto

Impostazioni opzionali

Imposta sostitutiva ordinaria del 26 %

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Interesse composto: perché il tempo conta più del tasso

Il meccanismo è semplice. Gli interessi non vengono incassati ma restano sul capitale e, l'anno dopo, producono a loro volta interessi. All'inizio la differenza è quasi impercettibile. Dopo dieci anni diventa difficile da ignorare.

Con 10.000 € al 5 %, il primo anno frutta 500 €. Il secondo si calcola su 10.500 € e ne rende 525. Dopo dieci anni il capitale arriva a 16.288,95 €. Prelevando gli interessi ogni anno ci si sarebbe fermati a 15.000 €. Quei 1.288,95 € di differenza sono l'interesse composto, nient'altro.

Le variabili in gioco sono tre: capitale iniziale, tasso e durata. È la durata a pesare di più, perché la crescita è esponenziale. Raddoppiare gli anni non raddoppia il guadagno: lo aumenta molto di più. È anche il motivo per cui cominciare con dieci anni di ritardo è così difficile da recuperare.

La formula

Per un versamento unico il montante si ottiene con M = C × (1 + i)ⁿ, dove C è il capitale iniziale, i il tasso espresso in forma decimale e n il numero di anni.

Se la capitalizzazione non è annuale ma mensile o giornaliera, il tasso si distribuisce sui periodi: M = C × (1 + i/m)^(n×m), con m numero di periodi all'anno. Il risultato cresce, ma meno di quanto ci si aspetti: su 10.000 € al 5 % per dieci anni, passare da annuale a mensile aggiunge poco più di 100 €.

Con versamenti periodici si somma il montante della serie di versamenti. Il calcolatore qui sopra lo gestisce da solo non appena si inserisce un importo mensile.

Come vengono tassati i rendimenti nel 2026

In Italia i rendimenti finanziari non entrano nell'IRPEF ma sono soggetti a un'imposta sostitutiva. L'aliquota ordinaria è del 26 % e si applica a interessi di conti deposito, dividendi, plusvalenze su azioni, ETF, fondi comuni e obbligazioni societarie.

Esiste però un'aliquota agevolata del 12,5 %, riservata ai titoli di Stato italiani — BTP, BOT, CCT, CTZ — ai buoni fruttiferi postali, alle obbligazioni di enti pubblici territoriali e ai titoli emessi da Stati appartenenti alla white list. La logica dell'agevolazione è incentivare il finanziamento del debito pubblico.

La distanza fra le due aliquote non è un dettaglio tecnico. Su un rendimento lordo del 4 %, il 12,5 % lascia in tasca il 3,5 % netto; il 26 % si ferma al 2,96 %. A parità di rendimento dichiarato, la differenza netta supera il mezzo punto percentuale — e su orizzonti lunghi si accumula.

Un caso intermedio riguarda ETF e fondi che contengono titoli di Stato solo in parte. Lì la tassazione è proporzionale: la quota di rendimento riconducibile ai titoli governativi sconta il 12,5 %, il resto il 26 %. Un fondo obbligazionario investito al 40 % in BTP avrà quindi un'aliquota media intorno al 20,6 %. La percentuale viene comunicata periodicamente dalla società di gestione.

Dal 2026 le cripto-attività seguono un percorso a parte, con aliquota al 33 %.

Quando si paga davvero, e cosa il calcolo non include

Un punto che sfugge spesso: sulle plusvalenze l'imposta si paga solo al momento della vendita, non mentre lo strumento resta in portafoglio. Finché non si vende, il guadagno è soltanto potenziale e non genera prelievo. Gli interessi di un conto deposito, invece, vengono tassati alla maturazione, con ritenuta applicata direttamente dalla banca.

Ne discende una conseguenza pratica sottovalutata: cambiare investimento troppo spesso costa. Ogni vendita cristallizza una plusvalenza tassabile e riduce il capitale che continua a lavorare. L'effetto composto premia chi resta fermo, anche a parità di rendimento lordo.

Le minusvalenze possono compensare le plusvalenze successive, ma solo entro il quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate, e soltanto fra redditi della stessa natura fiscale. Il cosiddetto zainetto fiscale non è illimitato nel tempo.

Il calcolatore non include l'imposta di bollo sui prodotti finanziari, pari allo 0,2 % annuo del controvalore. Su orizzonti lunghi incide in modo non trascurabile: su un capitale medio di 50.000 € significa circa 100 € l'anno. Chi vuole una stima più prudente può sottrarre 0,2 punti dal tasso di rendimento prima di avviare il calcolo.

Lo stesso investimento, aliquote diverse

Simulazione di un capitale investito al 5 % per dieci anni, senza versamenti aggiuntivi e con capitalizzazione annuale. Imposta di bollo esclusa.

StrumentoAliquotaMontante lordoImpostaNetto (10.000 €)Netto (50.000 €)
Conto deposito, azioni, ETF26 %16.288,95 €1.635,13 €14.653,82 €73.269,10 €
Titoli di Stato, buoni postali12,5 %16.288,95 €786,12 €15.502,83 €77.514,14 €
PIR (oltre 5 anni)0 %16.288,95 €0,00 €16.288,95 €81.444,73 €

Su 10.000 € la differenza fra aliquota ordinaria e agevolata vale 849 €; su 50.000 € sale a 4.245 €. È una cifra che va confrontata con il rendimento lordo effettivamente offerto dai due strumenti: un BTP tassato al 12,5 % non è automaticamente più conveniente di un conto deposito al 26 %, perché il rendimento di partenza è quasi sempre diverso. Il confronto va fatto sul netto, mai sul lordo.

Domande frequenti

Si paga l'imposta sul capitale versato?
No, solo sul guadagno. Su un investimento di 10.000 € diventato 16.288,95 €, la base imponibile è la differenza di 6.288,95 €.
Perché i titoli di Stato pagano solo il 12,5 %?
È un'agevolazione pensata per rendere più attraente il finanziamento del debito pubblico. Vale per BTP, BOT, CCT, CTZ, buoni fruttiferi postali e titoli di Stati inclusi nella white list.
Quando viene prelevata l'imposta?
Sulle plusvalenze al momento della vendita. Sugli interessi di conti e depositi alla maturazione, tramite ritenuta applicata dall'intermediario.
Un ETF che contiene BTP come viene tassato?
In modo proporzionale. La quota di rendimento derivante dai titoli di Stato sconta il 12,5 %, la parte restante il 26 %. La percentuale è comunicata dalla società di gestione.
Le minusvalenze si possono recuperare?
Sì, ma entro il quarto anno successivo a quello di realizzazione e solo compensando redditi della stessa natura fiscale.
L'imposta di bollo è compresa nel calcolo?
No. Il bollo dello 0,2 % annuo sul controvalore non è incluso. Per una stima più prudente conviene ridurre di 0,2 punti il tasso di rendimento inserito.
Meglio capitalizzazione mensile o annuale?
Matematicamente la mensile, ma la differenza è contenuta. Contano molto di più la durata, il tasso e soprattutto l'aliquota applicata allo strumento.
Il calcolo tiene conto dell'inflazione?
No, tutti gli importi sono nominali. Per ragionare in potere d'acquisto, sottrarre l'inflazione attesa dal tasso prima di calcolare.

Fonti e aggiornamento

Le informazioni si riferiscono all'anno d'imposta 2026 e hanno carattere generale. Non sostituiscono la consulenza di un professionista.

Aggiornato: gennaio 2026